aNcHe StAnOtTe Ho CaMmInAtO nEl LeTtO

marco, 10 March 2013, No comments
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http://tidonounmiolibro.webnode.it/

http://tidonounlibro.ilcannocchiale.it/

http://marcopattacini1964.baab.it/2012/03/09/anche-stanotte-ho-camminato-nel-letto-2/#

Cercando il senso dell’Aldiquà partendo
da un cimitero

 

Mi
chiamo Marco Pattacini e sono nato nel 1964 in Emilia. Ogni tanto mi scappa di
scrivere: nel 2000 ho pubblicato con la casa editrice Feltrinelli “Punto e a
Capo”. Ora mi è scappato quest’altro
libro che mi auguro ti faccia ridere e
riflettere
, critica che mi è stata rivolta al mio primo testo.

 

Uelà, HomosapiensSapiens, cammini sui fiori, lo sai o
no?

La vita veste di bianco e nero perché abita il bene e
il male

in diverse proporzioni ma tutti, proprio tutti,

camminiamo sui fiori.

 

In estrema sintesi:

 

questa vicenda potrebbe essere realmente accaduta, oppure
no. E’ La storia di un paesino detto Popoli e di lui: laFamiglia
Agostino baraCCa, in molte cose fissato, direi quasi inchiodato quando pigliava
dei dritti. Su tutte però, uno prevaleva:

le necessitA’ Fisiologiche.

 

 

Dedico questo lavoro a mio figlio e ai miei genitori
dacché m’hanno insegnato e continuano a insegnarmi un sacco di cose.

 

N.B. I FILE SONO SICURI, NON SONO CORROTT
I PRIVI DI SPAM O VIRUS.

 

P.S. Sono disponibili due versioni di stampa o
consultazione, una con fogli in orizzontale su doppia colonna: anche
stanotte. Orizz.pdf
(con un minor numero di fogli pur conservando il totale
delle pagine). L’altra è in verticale, ed è denominata anche stanotte. vert.pdf.
Entrambi stampabili fronte-retro. ORA POTETE SELEZIONARE UNO DEI LINKS QUI
A FIANCO.  Buona lettura…

MONTI TRE MONTI E TRE PAPI

marco, 10 March 2013, No comments
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Ho fatto un sogno e come
descriveva i sogni Elias Canetti?, i sogni sono lo sciacquone del cervello. In
che senso? Boh Quel che è certo è che non dovete chiederlo a uno psicologo! Non
ci salterebbe mai fuori. Tre papi?, si tre papi. Dio è Padre Figlio e Spirito
Santo, no?, Ma mettiamo un po’ d’ordine. Monti è un professorone, Tre Monti un
professore, e il papa è uno che la sa lunga nel senso che non puo’ essere un allievo.
Non foss’altro per il semplice ma, tutt’altro, che secondario fatto che ha per
l’appunto da indossare i panni di Gesù in persona. Mica uno da poco, si direbbe?.
Per questo non può essere che un allievo. Non alleino. Bensì uno che la sa
lunga, quanto non è dato a sapersi, ma lunga un bel po’ sì.

Tre papi? si tre papi Dio è
Padre Figlio e Spirito Santo, un po’ d’ordine monti è un professorone Tremonti
un  professore e il papa non deve essere
un allievo?  non dico allievo così per
dire vestendo esso i panni di Dio con un potere che gli deriva dall’alto perciò
alto quanto? Quanto può essere Dio per tutti. Ah! Quanto ce ne sarebbe bisogno
di un Dio per tutti! Le cosiddette religioni monoteiste sono le più pericolose
perché se credi in un solo Dio, allora tutti gli altri ti sono nemici allora
ahimè ahinoi ai tutti. E’ mai possibile che si paventi così tanto un
triunvirato, è possibile. E’ possibile . il papa regna sul mondo intero sicché,
porca miseria anzi dannata sia qualunque miseria per regnare e combatterla sta
dannata miseria bisognerebbe non di un semplice papa ma che Dio in persona ci
mettesse mano. Non ne si può proprio più di bambini che muoiono per
dissenteria. Per TBC. Per AIDS, malattie che si possono ormai curare a dovere .
ah Dio . dio nostro mettici una buona parola, anzi se possibile mettici un
gesto indicativo boia d’un mond leder . aiutaci. Aiutaci a sbrogliare questa
matassa complicata ma districabile aiutaci a far conto delle risorse che sono a
disposizione umana . comandante in capo. Giudice supremo del bene del male.
Altro che balle tre non è altro che un numero perfetto per un lavoratore quale
sei Tu.  Aiutati che Dio t’aiuta, per Dio
per la Madonna per tre e quattordici circonferenza del cerchio.

Marco Pattacini

PAPA DA REGGIO EMILIA A RIETI

marco, 10 March 2013, No comments
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A seguito delle inaspettatissime
dimissioni di Papa Benedetto XVI si è aperto un Conclave difficilissimo. Manco
a dirlo i Cardinali si ritengono tutti papabili, quindi di giorno in giorno le
cose anziché chiarificarsi si sono complicate. Finché dopo quarantotto giorni
di fumate nere e con la prospettiva che ne occorressero chissà quanti ancora
prima di divenire a una soluzione, il Cardinal Tettamanzi, da bravo mediatore
qual è, ha tirato fuori una soluzione che potesse districare la complicata
faccenda. Rifacendosi al fatto che chiunque può essere nominato Papa, non
necessariamente un Cardinale e neppure un semplice sacerdote: basta un devoto
credente. Oltre a ciò, nel far ricorso a quest’unico rimedio, ha tirato fuori
il mio nome a causa della mia vita travagliata cionondimeno sinceramente
religiosa. Non m’aspettavo questa evenienza ma a caval donato non si guarda in
bocca. Perciò, ricevuta la telefonata della nomina, ho dovuto attendere
l’arrivo dell’auto blu che non finiva più che, puntualmente, è arrivata in
ritardo. La guidava un’abile Monsignore addetto al trasporto di alti prelati,
che mi fa: “Mi scusi Santo Padre, ma ho trovato un traffico bestiale”. Io per
tutta risposta gli ho fatto notare che non sono per niente Santo, e che la
puntualità è un valore. Avrebbe potuto telefonarmi ed io mi sarei rasato un
altro paio di volte e avrei comunicato il disguido ai miei segretari che si
sarebbero preparati con molta più calma e tranquillità. Uno è don Pasquale
Borghi, mio amico d’infanzia che non appena ha pronunciato i voti è stato
nominato segretario del Vescovo della mia città; l’altro è Giacomo Ficarelli un
pompiere deluso della sua qualifica che ha pertanto studiato Teologia a causa
d’una spiccata religiosità in barba alla sua tendenza omosessuale.

Non abbiamo avuto modo di
accordarci prima e tra loro manco si conoscevano, tuttavia mi sembrano le
persone migliori per questo incarico. Fattici, tutti assieme, il segno della
croce per invocare la protezione sul viaggio: il Monsignore c’informa che via
satellite le nostre conversazioni erano ascoltate nella Cappella Sistina dove
di prima mattina i cardinali erano raccolti in preghiera. Allora ho iniziato a
snocciolare il mio programma. Non essendo sacerdote avrei vestito un saio
francescano di bianco colore senza però chiamarmi Francesco I bensì Giovanni XXV.
Come il sottoscritto San Francesco credeva nella povertà assoluta della Chiesa.
Quando andò a presentare al Pontefice la sua prima Regola, esso per tutta
risposta gli intimò d’andarle a predicare ai porci simili fesserie. Allora lui
c’andò, inzuppandosi per benino il saio della melma del porcile. Il Papa
allora, vista così tanta devozione dovette approvare la Regola. A questo punto
è intervenuto il mio amico pompiere suggerendomi il fatto che in circa Duemila
anni sono stati fatti solo pochi Concili, allora io l’ho ringraziato perché di
Concili ne servono almeno uno ogni dieci anni. Innanzitutto la Chiesa dovrebbe poi
davvero spogliarsi di tutti i suoi averi, ad esempio far rifare da abili
falsari una copia fedele di tutte le opere d’arte di cui lei è in possesso per
vendere gli originali, in tal modo le già cospicue risorse a sua disposizione
potrebbero essere utilizzate per la lotta alla povertà, vera missione del
cristianesimo; aggiunsi che essendo divorziato avrei gradito, sopra chiunque
altra, la compagnia di Michael Hutzingher; ma che se ciò non fosse stato
possibile mi sarei accontentato di Belen Rodriguez. Aggiungendo a ciò che vista
la continua diminuzione del clero, è assolutamente necessario che le suore
possano confessare, dare la comunione, quindi dire Messa. Questo perché la mia
idea sulla religione cristiana è che il mondo attuale è in realtà il Purgatorio.
L’inferno non esiste, o meglio la sorte di chi non crede non è altro che non
risorgere, cioè diventare carne per i beghi e il Paradiso è gaudio perpetuo,
anche se non lo conosco. Infine, ho continuato a parlare di religiosità ed ho
citato i tre monoteismi, la cui soluzione ideale sarebbe di concentrarsi
pregando in San Pietro il venerdì con un Muftì, il sabato con un Rabbino e la
domenica con un sacerdote cattolico. Questo a settimane alterne. Giunti a
questo punto, del tutto inaspettatamente, la macchina ha forato. Il monsignore,
sicuro di sé, ha cercato nel baule la ruota di scorta, senza trovarla. Allora
ha telefonato alla Santa Sede per sapere il da farsi e loro hanno risposto che
è stato lo Spirito Santo a volere così, quindi avrebbero mandato un’altra
macchina per riportarci a Reggio Emilia, tanti saluti e baci. Mutatis mutandis,
poiché c’era, forse, un alternativa in Marco Pannella capace di parlare anche
tre ore senza dire niente. Speriamo che lo Spirito Santo informi Michelle
Hutzingher.

Marco Pattacini

FIAT VOLUNTAS TUA O MIA?

marco, 10 March 2013, No comments
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Lasciatemelo dire: povera
Italia, ma dove andrà a finire? Oggi, Mercoledì diciannove Settembre
duemiladodici, le nubi appaiono nere, anzi nerissime e opache come anche la
FIAT produce. No, non fraintendetemi, la FIAT non fa le nuvole, bensì
autovetture, che, chissà perché, non si vendono se non in minima parte. Vuoi
vedere che ha ragione il mio carissimo amico dottor Enrico Barchi, quando
convinto sostiene che Marchionne sa far di tutto fuor che vendere macchine? Per
non parlare dell’ILVA di Taranto, quella sì che produce nuvole cancerogene, in
barba agli aut aut della locale Procura della Repubblica. E che dire dei
lavoratori del Sulcis? Siano essi minatori o produttori d’alluminio subiscono
le medesime prospettive, cioè la perdita di posti di lavoro. E tanti,
mannaggia. In una terra che non offre prospettive: la desertificazione reale e
non figurata. Ma, mi chiedo io, è mai possibile che in questo benedetto Paese
tutti cianciano, me compreso, e nessuno è in grado di formulare proposte degne
di questo nome? Ma io, oggi, sono determinato a individuare responsabilità,
bando le chiacchiere dei Bar, dei Giornali e Telegiornali. Ah, a proposito di
TV, l’abbiamo scampata bella, almeno così pare. Perché Dio il settimo giorno si
fermò a riposare, e il Cavaliere, non pago del pressoché totale monopolio delle
TV in chiaro, ambiva a possedere La7. Ma si riposi, si riposi pure Unto dal
Signore… scusate l’inciso, ma a me certe cose mi scappano. Torno al mio intento
di formulare una proposta, minima minima, ma che sia in grado di non farmi
sentire mero spettatore d’un dramma. La farò prendendo a prestito le parole di
Fabrizio De Andrè: Se ti tagliassero a
pezzetti, il vento li raccoglierebbe: il regno dei ragni cucirebbe la pelle. E
la luna tesserebbe i capelli e il viso, e il polline di Dio, di Dio il sorriso
.
Lo so, lo so: vi state chiedendo perché uso quest’immagine poetica e ad un
tempo crudele. E’ presto detto: sono contrario ai monopoli, di qualunque specie
o natura. Eppure in Italia – formalmente o mistificati – ne abbiamo più d’uno.
Ora, io non so cosa si diranno Sabato l’Onorevole Mario Monti ed il dottor
Marchionne. Tuttavia azzardo l’ipotesi che si parli di tagli anziché
smembramenti. Io non ho mai posseduto una FIAT, perché non mi sono mai piaciute
e anche adesso non sono certo l’unico a dire che il loro parco macchine è
obsoleto, la Panda fa schifo, la Punto è logora e la cinquecento è carina ma
carissima. Gli altri marchi seguono a ruota. Insomma, quando c’è un pensiero
unico o è giusto, nel qual caso le cose vanno bene, o è sbagliato e succede
quello che abbiamo sotto gl’occhi. Orbene, non venite a dirmi che è grazie alla
Chraisler che si salva la FIAT. Se Obama non avesse sganciato una valanga di
quattrini e se i sindacati americani si fossero opposti al fatto che i nuovi
occupati percepiscono uno stipendio pari alla metà dei loro predecessori, le
cose andrebbero diversamente, molto diversamente. Dove voglio arrivare? A
tagliare a pezzetti e gli operai il regno
dei ragni tesserebbe la pelle
. No, tranquilli non sto parlando di comunismo
e neppure di socialismo reale, piuttosto penso a una gestione partecipata.
Basta vedere dei bambini giocare per comprendere che la proprietà privata è una
necessità fisiologica: quel ciucio è il
mio, quella è la mia macchina
, e via dicendo. Io però sostengo altrettanto
risolutamente che la proprietà privata debba essere limitata. Esistono uomini
oltraggiosamente ricchi e milioni di persone disperatamente povere. Alla luce
di questo mio modesto modo di vedere le cose, mi sento di dire che Domenica,
aprendo i giornali, sarei felice di leggere che si diminuiscono le tasse sullo
stipendio degli operai che, a loro volta, destinano quella cifra alla ricerca.
Allo scopo d’ottenere modelli migliori. Con un azionariato diffuso. Vedete, da
un po’ di tempo ripeto con mio figlio che di mestiere fa il meccanico, che non
si vedono più macchine vecchie in giro. E lui non può che confermare, però
aggiunge che le cose belle – al giusto prezzo – ci sono ancora.

Marco Pattacini