FIAT VOLUNTAS TUA O MIA?

, 10 March 2013, No comments
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Lasciatemelo dire: povera
Italia, ma dove andrà a finire? Oggi, Mercoledì diciannove Settembre
duemiladodici, le nubi appaiono nere, anzi nerissime e opache come anche la
FIAT produce. No, non fraintendetemi, la FIAT non fa le nuvole, bensì
autovetture, che, chissà perché, non si vendono se non in minima parte. Vuoi
vedere che ha ragione il mio carissimo amico dottor Enrico Barchi, quando
convinto sostiene che Marchionne sa far di tutto fuor che vendere macchine? Per
non parlare dell’ILVA di Taranto, quella sì che produce nuvole cancerogene, in
barba agli aut aut della locale Procura della Repubblica. E che dire dei
lavoratori del Sulcis? Siano essi minatori o produttori d’alluminio subiscono
le medesime prospettive, cioè la perdita di posti di lavoro. E tanti,
mannaggia. In una terra che non offre prospettive: la desertificazione reale e
non figurata. Ma, mi chiedo io, è mai possibile che in questo benedetto Paese
tutti cianciano, me compreso, e nessuno è in grado di formulare proposte degne
di questo nome? Ma io, oggi, sono determinato a individuare responsabilità,
bando le chiacchiere dei Bar, dei Giornali e Telegiornali. Ah, a proposito di
TV, l’abbiamo scampata bella, almeno così pare. Perché Dio il settimo giorno si
fermò a riposare, e il Cavaliere, non pago del pressoché totale monopolio delle
TV in chiaro, ambiva a possedere La7. Ma si riposi, si riposi pure Unto dal
Signore… scusate l’inciso, ma a me certe cose mi scappano. Torno al mio intento
di formulare una proposta, minima minima, ma che sia in grado di non farmi
sentire mero spettatore d’un dramma. La farò prendendo a prestito le parole di
Fabrizio De Andrè: Se ti tagliassero a
pezzetti, il vento li raccoglierebbe: il regno dei ragni cucirebbe la pelle. E
la luna tesserebbe i capelli e il viso, e il polline di Dio, di Dio il sorriso
.
Lo so, lo so: vi state chiedendo perché uso quest’immagine poetica e ad un
tempo crudele. E’ presto detto: sono contrario ai monopoli, di qualunque specie
o natura. Eppure in Italia – formalmente o mistificati – ne abbiamo più d’uno.
Ora, io non so cosa si diranno Sabato l’Onorevole Mario Monti ed il dottor
Marchionne. Tuttavia azzardo l’ipotesi che si parli di tagli anziché
smembramenti. Io non ho mai posseduto una FIAT, perché non mi sono mai piaciute
e anche adesso non sono certo l’unico a dire che il loro parco macchine è
obsoleto, la Panda fa schifo, la Punto è logora e la cinquecento è carina ma
carissima. Gli altri marchi seguono a ruota. Insomma, quando c’è un pensiero
unico o è giusto, nel qual caso le cose vanno bene, o è sbagliato e succede
quello che abbiamo sotto gl’occhi. Orbene, non venite a dirmi che è grazie alla
Chraisler che si salva la FIAT. Se Obama non avesse sganciato una valanga di
quattrini e se i sindacati americani si fossero opposti al fatto che i nuovi
occupati percepiscono uno stipendio pari alla metà dei loro predecessori, le
cose andrebbero diversamente, molto diversamente. Dove voglio arrivare? A
tagliare a pezzetti e gli operai il regno
dei ragni tesserebbe la pelle
. No, tranquilli non sto parlando di comunismo
e neppure di socialismo reale, piuttosto penso a una gestione partecipata.
Basta vedere dei bambini giocare per comprendere che la proprietà privata è una
necessità fisiologica: quel ciucio è il
mio, quella è la mia macchina
, e via dicendo. Io però sostengo altrettanto
risolutamente che la proprietà privata debba essere limitata. Esistono uomini
oltraggiosamente ricchi e milioni di persone disperatamente povere. Alla luce
di questo mio modesto modo di vedere le cose, mi sento di dire che Domenica,
aprendo i giornali, sarei felice di leggere che si diminuiscono le tasse sullo
stipendio degli operai che, a loro volta, destinano quella cifra alla ricerca.
Allo scopo d’ottenere modelli migliori. Con un azionariato diffuso. Vedete, da
un po’ di tempo ripeto con mio figlio che di mestiere fa il meccanico, che non
si vedono più macchine vecchie in giro. E lui non può che confermare, però
aggiunge che le cose belle – al giusto prezzo – ci sono ancora.

Marco Pattacini

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