PAPA DA REGGIO EMILIA A RIETI

, 10 March 2013, No comments
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A seguito delle inaspettatissime
dimissioni di Papa Benedetto XVI si è aperto un Conclave difficilissimo. Manco
a dirlo i Cardinali si ritengono tutti papabili, quindi di giorno in giorno le
cose anziché chiarificarsi si sono complicate. Finché dopo quarantotto giorni
di fumate nere e con la prospettiva che ne occorressero chissà quanti ancora
prima di divenire a una soluzione, il Cardinal Tettamanzi, da bravo mediatore
qual è, ha tirato fuori una soluzione che potesse districare la complicata
faccenda. Rifacendosi al fatto che chiunque può essere nominato Papa, non
necessariamente un Cardinale e neppure un semplice sacerdote: basta un devoto
credente. Oltre a ciò, nel far ricorso a quest’unico rimedio, ha tirato fuori
il mio nome a causa della mia vita travagliata cionondimeno sinceramente
religiosa. Non m’aspettavo questa evenienza ma a caval donato non si guarda in
bocca. Perciò, ricevuta la telefonata della nomina, ho dovuto attendere
l’arrivo dell’auto blu che non finiva più che, puntualmente, è arrivata in
ritardo. La guidava un’abile Monsignore addetto al trasporto di alti prelati,
che mi fa: “Mi scusi Santo Padre, ma ho trovato un traffico bestiale”. Io per
tutta risposta gli ho fatto notare che non sono per niente Santo, e che la
puntualità è un valore. Avrebbe potuto telefonarmi ed io mi sarei rasato un
altro paio di volte e avrei comunicato il disguido ai miei segretari che si
sarebbero preparati con molta più calma e tranquillità. Uno è don Pasquale
Borghi, mio amico d’infanzia che non appena ha pronunciato i voti è stato
nominato segretario del Vescovo della mia città; l’altro è Giacomo Ficarelli un
pompiere deluso della sua qualifica che ha pertanto studiato Teologia a causa
d’una spiccata religiosità in barba alla sua tendenza omosessuale.

Non abbiamo avuto modo di
accordarci prima e tra loro manco si conoscevano, tuttavia mi sembrano le
persone migliori per questo incarico. Fattici, tutti assieme, il segno della
croce per invocare la protezione sul viaggio: il Monsignore c’informa che via
satellite le nostre conversazioni erano ascoltate nella Cappella Sistina dove
di prima mattina i cardinali erano raccolti in preghiera. Allora ho iniziato a
snocciolare il mio programma. Non essendo sacerdote avrei vestito un saio
francescano di bianco colore senza però chiamarmi Francesco I bensì Giovanni XXV.
Come il sottoscritto San Francesco credeva nella povertà assoluta della Chiesa.
Quando andò a presentare al Pontefice la sua prima Regola, esso per tutta
risposta gli intimò d’andarle a predicare ai porci simili fesserie. Allora lui
c’andò, inzuppandosi per benino il saio della melma del porcile. Il Papa
allora, vista così tanta devozione dovette approvare la Regola. A questo punto
è intervenuto il mio amico pompiere suggerendomi il fatto che in circa Duemila
anni sono stati fatti solo pochi Concili, allora io l’ho ringraziato perché di
Concili ne servono almeno uno ogni dieci anni. Innanzitutto la Chiesa dovrebbe poi
davvero spogliarsi di tutti i suoi averi, ad esempio far rifare da abili
falsari una copia fedele di tutte le opere d’arte di cui lei è in possesso per
vendere gli originali, in tal modo le già cospicue risorse a sua disposizione
potrebbero essere utilizzate per la lotta alla povertà, vera missione del
cristianesimo; aggiunsi che essendo divorziato avrei gradito, sopra chiunque
altra, la compagnia di Michael Hutzingher; ma che se ciò non fosse stato
possibile mi sarei accontentato di Belen Rodriguez. Aggiungendo a ciò che vista
la continua diminuzione del clero, è assolutamente necessario che le suore
possano confessare, dare la comunione, quindi dire Messa. Questo perché la mia
idea sulla religione cristiana è che il mondo attuale è in realtà il Purgatorio.
L’inferno non esiste, o meglio la sorte di chi non crede non è altro che non
risorgere, cioè diventare carne per i beghi e il Paradiso è gaudio perpetuo,
anche se non lo conosco. Infine, ho continuato a parlare di religiosità ed ho
citato i tre monoteismi, la cui soluzione ideale sarebbe di concentrarsi
pregando in San Pietro il venerdì con un Muftì, il sabato con un Rabbino e la
domenica con un sacerdote cattolico. Questo a settimane alterne. Giunti a
questo punto, del tutto inaspettatamente, la macchina ha forato. Il monsignore,
sicuro di sé, ha cercato nel baule la ruota di scorta, senza trovarla. Allora
ha telefonato alla Santa Sede per sapere il da farsi e loro hanno risposto che
è stato lo Spirito Santo a volere così, quindi avrebbero mandato un’altra
macchina per riportarci a Reggio Emilia, tanti saluti e baci. Mutatis mutandis,
poiché c’era, forse, un alternativa in Marco Pannella capace di parlare anche
tre ore senza dire niente. Speriamo che lo Spirito Santo informi Michelle
Hutzingher.

Marco Pattacini

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